![]() |
| Situazione intorno al 1560 |
giovedì 11 aprile 2019
domenica 13 gennaio 2019
Risiko!
Il gioco che ha occupato nottate interminabili per generazioni di nerd, insegnandogli la collocazione di luoghi esotici come la Kamčatka (e ingannandoli completamente su quella dell'Afghanistan). Tra le infinità di edizioni e di varianti, ciascuno ha il "suo" Risiko, e questo è quello della mia giovinezza. Una mappa inconfondibile, deformata e arbitraria, semplicemente un capolavoro.
sabato 29 dicembre 2018
Il mondo di 1984
1984 non
è soltanto uno dei grandi classici del Novecento: è
l'archetipo del romanzo distopico, a cui tanta letteratura e tanto
cinema successivi sono debitori. La fantascienza può invecchiare bene, ma solitamente invecchia. Dato che si avventura a descrivere
il futuro, le sue invenzioni (brillanti o ingenue che siano) finiscono per essere superate. Ma la grande
fantascienza, invece di invecchiare, si trasforma in ucronia:
oggi il mondo immaginato da Orwell ci appare come una storia
alternativa tutt'altro che improbabile. Meglio ancora: quel mondo ci
sembra così cupo e inquietante non perché semplicemente distante
dal nostro, ma perché in un certo senso rappresenta l'esito
più coerente della storia del
secolo scorso. Delle argomentazioni del funzionario del Partito non
ci sorprende la follia o il cinismo, ma la logica spietata: se
l'umanità degli anni Quaranta avesse voluto portare alcuni principi
fino alle estreme conseguenze, il risultato sarebbe stato quello
immaginato da Orwell (e se non è andata così, questo dipende in
parte dal puro caso e in parte dal fatto che non sempre l'uomo, pur
ammettendo certi principi, è disposto ad accettarne anche le necessarie implicazioni logiche).
Nel
mondo di 1984, alla
seconda guerra mondiale è seguita una nuova fase di conflitti tra le
superpotenze vincitrici, con l'impiego di bombe atomiche su vasta
scala sulle grandi città industriali della Russia europea,
dell'Europa occidentale e del Nord America (p. 202*). Non sappiamo come siano cambiate queste regioni, ma nel testo sono citate (oltre alla città di Londra dove vive Winston Smith, in una Gran Bretagna ribattezzata «Pista d'Atterraggio Uno») New York, Parigi e Berlino (p. 230).
Eurasia e Oceania sono nate con l'assorbimento
dell'Europa continentale da parte dell'Unione Sovietica e dell'impero
britannico da parte degli Stati Uniti, e dopo circa un decennio è nato il super-Stato dell'Estasia (corrispondente grosso modo alla Cina).
Le frontiere fra i tre super-Stati sono in alcuni luoghi arbitrarie, e in altri fluttuano in base alle vicende della guerra, ma in generale seguono i confini geografici. L'Eurasia comprende l'intera parte settentrionale delle masse continentali europea e asiatica, dal Portogallo allo stretto di Bering. L'Oceania comprende le Americhe, le isole atlantiche incluse le isole britanniche, l'Australasia e la porzione meridionale dell'Africa. L'Estasia, più piccola delle altre e con una frontiera occidentale meno definita, comprende la Cina e i paesi a sud di essa, le isole giapponesi e una vasta ma instabile porzione della Manciuria, della Mongolia e del Tibet (pp. 192-193).
Fra le frontiere dei super-Stati, e senza che alcuno di essi riesca a impadronirsene permanentemente, c'è un quadrilatero i cui angoli sono Tangeri, Brazzaville, Darwin e Hong Kong, contenente circa un quinto della popolazione mondiale. È per il possesso di queste regioni densamente popolate, e della regione artica, che le tre potenze stanno combattendo costantemente. […]Si noti che i combattimenti non arrivano mai oltre i limiti delle regioni contese. Le frontiere dell'Eurasia si spostano avanti e indietro fra il bacino del Congo e la costa settentrionale del Mediterraneo; le isole dell'Oceano Indiano e del Pacifico vengono costantemente perse e rioccupate dall'Oceania o dall'Estasia; in Mongolia il confine tra Eurasia ed Estasia non è mai stabile; attorno al Polo tutte e tre le potenze rivendicano enormi territori che sono in realtà per lo più disabitati e inesplorati: ma l'equilibrio delle forze resta sempre grosso modo costante, e il territorio che forma il cuore di ciascun super-Stato rimane inviolato (pp. 195-196).
*Per le citazioni si fa riferimento all'edizione inglese Penguin del 2008.
giovedì 4 ottobre 2018
martedì 18 settembre 2018
L'età delle crociate
giovedì 16 agosto 2018
Planisfero di Urbano Monti (1587)
![]() |
| Immagine di risoluzione superiore disponibile su David Rumsey Map Collection |
martedì 3 luglio 2018
Nova et aucta orbis terrae descriptio... (Gerardo Mercatore, 1569)
![]() |
| Immagine di risoluzione superiore disponibile su mapmania.org |
L'uomo
che cambiò il nostro modo di vedere il mondo, di quel mondo in
realtà vide una porzione irrisoria: Gerhard Kremer nacque a
Rupelmonde, nelle Fiandre, e trascorse la sua vita in un fazzoletto
di terra tra Lovanio, Anversa e Duisburg. Ricevette una formazione
umanistica e latinizzò il proprio nome in
Gerardo Mercatore ma, visto che difficilmente la filosofia gli
avrebbe dato di che vivere, la accantonò per studiare matematica e
astronomia; alla speculazione preferì attività più remunerative
come le incisioni su rame, di cui divenne maestro, la costruzione di
globi e la cartografia. Ma se gli aveste chiesto della sua vera
vocazione, vi avrebbe detto senz'altro che era la cosmografia,
ossia lo studio «della disposizione, delle dimensioni e
dell'organizzazione dell'intera macchina del mondo». Compito
ambizioso, che affidò a due grandi opere sistematiche: la
Chronologia (1569), che confrontava il racconto delle
Scritture con fonti babilonesi, ebraiche, egizie, greche e romane nel
tentativo di fornire un quadro armonico e coerente della storia
antica; e l'Atlas sive cosmographicae meditationes de fabrica
mundi et fabricati figura (pubblicato postumo nel 1594), primo
atlante moderno a portare questo nome, che spodestò dopo oltre un
millennio la Geografia di Tolomeo e determinò l'impostazione
e l'ordine della maggior parte degli atlanti dei secoli successivi.
Senza mai allontanarsi più di duecento chilometri dal paese natale,
Mercatore tentò di dominare lo spazio e il tempo mediante la
cosmografia, «la luce di tutta la storia, sia ecclesiastica che
politica… chi la guarda, senza far nient'altro apprenderà da essa più di
quanto non apprenda il viaggiatore dalle sue lunghe, faticose e
costose peripezie (che “spesso muta cieli ma non la sua mente”)».
Per permettere al suo sguardo di abbracciare l'universo il cosmografo
deve innalzarsi, fino quasi a raggiungere il punto di vista di Dio (nell'idea c'è qualcosa di blasfemo, ma non sappiamo se sia legata ai motivi per cui Mercatore venne imprigionato nel 1544 con
l'accusa – dalla quale fu poi prosciolto – di professare l'eresia
luterana).
La
cronologia passò pressoché inosservata, l'atlante vendette bene ma
fu presto superato dalle pubblicazioni del secolo successivo (com'era
inevitabile, giacché gli europei spostavano sempre più in là i
limiti del loro mondo, aggiornandone continuamente la
rappresentazione); a segnare un'autentica pietra miliare nella storia
della cartografia fu invece la sua Nova et aucta orbis terrae
descriptio ad usum navigantium emendate accommodata (1569). Dalla
fine del XV secolo, con l'esplorazione dell'Oceano Indiano e la
scoperta dell'America, il mondo era diventato improvvisamente molto
più vasto di quello di Tolomeo, e di conseguenza più difficile da
rappresentare. Nei primi anni della sua attività di geografo
Mercatore aveva realizzato dei globi, aggirando il problema del
passaggio dalla superficie sferica della Terra a quella piana del
foglio di carta: questo passaggio richiedeva un'elaborazione
geometrica, una proiezione. Già Tolomeo ne aveva ideata una, ma aveva rappresentato solo una porzione relativamente piccola dell'emisfero boreale; per di più i dati
erano così approssimativi che le sue carte non erano di
alcuna utilità per i navigatori. Questi ultimi si orientavano con i
portolani, carte nautiche in cui le rotte da un porto all'altro erano
rappresentate da intricati reticoli di linee rette, corrispondenti a quelle che nel mondo
tridimensionale sono linee curve chiamate
lossodromie. Finché si trattava di navigare nel
Mediterraneo, lo scarto fra la realtà e la sua rappresentazione
bidimensionale era minimo; ma se si tentava di tracciare le
lossodromie sulle vaste distanze oceaniche, la distorsione mandava le
navi fuori rotta. Si poneva dunque il problema di disegnare carte con
linee lossodromiche rette che tenessero conto della curvatura della
Terra, e la soluzione di Mercatore fu geniale nella sua semplicità: adottò una proiezione cilindrica, rettificando i
meridiani e i paralleli, e ottenne una proiezione conforme o
isogonica (che cioè conservava le relazioni angolari fra tutti i
punti della carta) anche se non equivalente (le dimensioni dei
continenti risultavano sempre più dilatate man mano che ci si
allontanava dall'equatore, e i poli erano irrappresentabili dal
momento che nella realtà i meridiani sono convergenti, mentre nella
carta sono paralleli). L'inestimabile vantaggio della conformità era
la possibilità di tracciare una linea retta sulla superficie della
carta e, mantenendo un angolo azimutale costante, arrivare
esattamente a destinazione; se è vero che le grandezze erano
falsate, è anche vero che nell'epoca della navigazione a vela
conoscere la direzione esatta tra due punti era
molto più importante che visualizzarne correttamente la distanza
(anche perché i tempi della traversata oceanica erano determinati da
svariati fattori contingenti).
Iscriviti a:
Post (Atom)







