Visualizzazione post con etichetta medioevo. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta medioevo. Mostra tutti i post

venerdì 16 agosto 2019

L'età delle crociate

L'Europa e il Mediterraneo al tempo della prima crociata (1096-1099)

L'Europa e il Mediterraneo dopo le crociate (confini intorno al 1330)

domenica 4 agosto 2019

martedì 18 settembre 2018

L'età delle crociate


L'Europa e il Mediterraneo tra il 1099 e il 1330
I principati latino-orientali

giovedì 14 giugno 2018

Mappa mundi di Hereford, 1300 ca.

Immagine tratta da Wikimedia Commons
È una delle mappe più importanti nella storia della cartografia, ha dimensioni imponenti (1,59 x 1,34 metri), ma a prima vista si fatica a identificarla come una mappa; anche quando si inizia a decifrarne le scritte, scoprendo che riportano più di mille nomi di città e regioni, è evidente che la mappa mundi non è una carta geografica nel senso moderno del termine. Non solo per l'orientamento che ci sembra inusuale, con l'est in alto e il nord a sinistra, e nemmeno perché riflette la conoscenza del mondo assai approssimativa di un europeo del XIII secolo; è qualcosa che ha a che vedere con il modo stesso di raffigurare lo spazio, con le informazioni che vengono presentate e con il modo in cui sono state organizzate dal “cartografo”. Cominciamo col chiarire che il termine è anacronistico: allora non esisteva una disciplina chiamata «geografia», né tanto meno la professione del cartografo, e a dirla tutta non c'era nemmeno una parola precisa per designare la carta geografica in senso stretto; mappa in latino voleva dire «tovaglia» o «tovagliolo», e mappa mundi poteva indicare anche un resoconto scritto; un'immagine che rappresentasse il mondo poteva essere definita descriptio, pictura, tabula o – come la nostra mappa di Hereford – estoire, «storia». Un nome decisamente più appropriato.
Per chi avesse voluto imbarcarsi per la Terrasanta, la mappa mundi sarebbe stata di ben poca utilità: i luoghi non sono inseriti in un reticolo geometrico, individuati da coordinate come nella Geografia di Tolomeo; il disegno delle coste è del tutto irriconoscibile e soltanto con un grande sforzo di fantasia riusciamo a riconoscere – dalla posizione e non dalla forma – le isole britanniche, la Spagna, la Francia e l'Italia. Man mano che si procede verso l'alto (cioè verso oriente), la geografia diventa sempre più approssimativa e cede il posto alla mitologia: l'unicorno, il centauro, il grifone, il basilisco, razze semi-umane come i blemmi con la bocca e gli occhi sul petto, gli sciapodi che corrono su una gamba sola, gli androgini… La mappa mundi diventa così una specie di enciclopedia dell'immaginario medievale, una summa delle visioni fantastiche con cui gli europei riempivano l'ignoto dell'Asia e dell'Africa (a proposito: l'autore Riccardo di Haldingham, di cui sappiamo poco o nulla, è tra i candidati al premio per la gaffe più clamorosa nella storia della cartografia, avendo invertito i nomi dell'Europa e dell'Africa, anzi «Affrica»). Ma proseguendo verso est tutto diventa finalmente chiaro, quando lo sguardo passa da Gerusalemme (posta al centro del mondo, sotto un'immagine della crocifissione) a Babilonia (con la Torre di Babele di cui racconta la Genesi), e da lì al Giardino dell'Eden da cui vengono cacciati Adamo ed Eva; in cima, sopra una Madonna in adorazione, troneggia la figura di Cristo. Con il suo miscuglio di teologia cristiana e mitologia pagana, e il suo compendio di dati reali e fantastici, la mappa di Hereford vuole essere nientemeno che la storia del mondo, dalla perdita del Paradiso terrestre al Giorno del Giudizio, passando per l'Incarnazione; non una semplice rappresentazione dello spazio, ma un vasto tentativo di inserire lo spazio nel racconto del tempo.
Per quel che ne sappiamo, l'homo sapiens è l'unica specie al mondo a disegnare mappe, e lo fa da epoche remote (nel 2009 un team di archeologi dell'Università di Saragozza ha annunciato la scoperta di una mappa incisa su pietra risalente a 16mila anni fa, in cui sarebbero rappresentati fiumi, montagne, zone di caccia e aree di raccolta del cibo). In un angolo periferico della carta, tra l'«Anglia» e la «Wallia», la mappa mundi include se stessa; e – anche se l'autore non vi ha attribuito particolare enfasi (non c'è una scritta del tipo «voi siete qui») – a sottolineare il dettaglio ci hanno pensato i secoli: la scritta «Hereford» è molto più consumata degli altri toponimi, e se ne leggono ormai soltanto le ultime tre lettere. Forse migliaia di visitatori che l'hanno ammirata hanno fatto quello che ha fatto chiunque altro quando ha scoperto Google Earth: cercare casa propria. L'hanno indicata col dito e hanno detto ecco, io sono qui. L'eventuale utilità pratica è solo uno dei moventi, e forse nemmeno quello principale, per disegnare e consultare mappe: rappresentare graficamente la realtà, così come raccontarla, serve essenzialmente a darle un ordine, ad attribuirle un senso. E a rassicurarci che, in quell'ordine e in quel senso, noi occupiamo un posto preciso.