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| Carta completa all'indirizzo https://www.wdl.org/en/item/32/#item_type=map |
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domenica 22 marzo 2020
Americae sivae quartae orbis partis nova et exactissima descriptio
lunedì 9 settembre 2019
giovedì 5 settembre 2019
Carte di Waldseemüller
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| Universalis cosmographia secundum Ptholomaei traditionem et Americi Vespucii aliorumque lustrationes (1507). Immagine in alta risoluzione disponibile qui. |
La più celebre delle sue carte, pagata
10 milioni di dollari dalla Library of Congress nel 2003, è la prima
a mostrare un nuovo continente chiamato «America», inserito in una classica proiezione tolemaica.
Meno famosa, ma ancora più pregevole
dal punto di vista estetico, è la carta nautica realizzata nove anni
dopo: non vi compare più il nome «America» (probabilmente per via
di una controversia sul nome da attribuire alle terre scoperte da
Cristoforo Colombo), e quella che nel 1507 veniva rappresentata
come un'isola chiamata «Parias» è indicata come «Terra de Cuba
– Asie partis».
Una curiosità: Vasco Núñez de Balboa scoprì l'Oceano Pacifico nel 1513; resta un mistero come Waldseemüller potesse rappresentarlo nel 1507 (e ignorarne l'esistenza nel 1516).
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| Carta marina (1516). Immagine in alta risoluzione disponibile qui. |
Le carte di Waldseemüller sul sito della Library of Congress
lunedì 26 agosto 2019
giovedì 11 aprile 2019
L'Europa dopo la Riforma protestante
giovedì 16 agosto 2018
Planisfero di Urbano Monti (1587)
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| Immagine di risoluzione superiore disponibile su David Rumsey Map Collection |
martedì 3 luglio 2018
Nova et aucta orbis terrae descriptio... (Gerardo Mercatore, 1569)
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| Immagine di risoluzione superiore disponibile su mapmania.org |
L'uomo
che cambiò il nostro modo di vedere il mondo, di quel mondo in
realtà vide una porzione irrisoria: Gerhard Kremer nacque a
Rupelmonde, nelle Fiandre, e trascorse la sua vita in un fazzoletto
di terra tra Lovanio, Anversa e Duisburg. Ricevette una formazione
umanistica e latinizzò il proprio nome in
Gerardo Mercatore ma, visto che difficilmente la filosofia gli
avrebbe dato di che vivere, la accantonò per studiare matematica e
astronomia; alla speculazione preferì attività più remunerative
come le incisioni su rame, di cui divenne maestro, la costruzione di
globi e la cartografia. Ma se gli aveste chiesto della sua vera
vocazione, vi avrebbe detto senz'altro che era la cosmografia,
ossia lo studio «della disposizione, delle dimensioni e
dell'organizzazione dell'intera macchina del mondo». Compito
ambizioso, che affidò a due grandi opere sistematiche: la
Chronologia (1569), che confrontava il racconto delle
Scritture con fonti babilonesi, ebraiche, egizie, greche e romane nel
tentativo di fornire un quadro armonico e coerente della storia
antica; e l'Atlas sive cosmographicae meditationes de fabrica
mundi et fabricati figura (pubblicato postumo nel 1594), primo
atlante moderno a portare questo nome, che spodestò dopo oltre un
millennio la Geografia di Tolomeo e determinò l'impostazione
e l'ordine della maggior parte degli atlanti dei secoli successivi.
Senza mai allontanarsi più di duecento chilometri dal paese natale,
Mercatore tentò di dominare lo spazio e il tempo mediante la
cosmografia, «la luce di tutta la storia, sia ecclesiastica che
politica… chi la guarda, senza far nient'altro apprenderà da essa più di
quanto non apprenda il viaggiatore dalle sue lunghe, faticose e
costose peripezie (che “spesso muta cieli ma non la sua mente”)».
Per permettere al suo sguardo di abbracciare l'universo il cosmografo
deve innalzarsi, fino quasi a raggiungere il punto di vista di Dio (nell'idea c'è qualcosa di blasfemo, ma non sappiamo se sia legata ai motivi per cui Mercatore venne imprigionato nel 1544 con
l'accusa – dalla quale fu poi prosciolto – di professare l'eresia
luterana).
La
cronologia passò pressoché inosservata, l'atlante vendette bene ma
fu presto superato dalle pubblicazioni del secolo successivo (com'era
inevitabile, giacché gli europei spostavano sempre più in là i
limiti del loro mondo, aggiornandone continuamente la
rappresentazione); a segnare un'autentica pietra miliare nella storia
della cartografia fu invece la sua Nova et aucta orbis terrae
descriptio ad usum navigantium emendate accommodata (1569). Dalla
fine del XV secolo, con l'esplorazione dell'Oceano Indiano e la
scoperta dell'America, il mondo era diventato improvvisamente molto
più vasto di quello di Tolomeo, e di conseguenza più difficile da
rappresentare. Nei primi anni della sua attività di geografo
Mercatore aveva realizzato dei globi, aggirando il problema del
passaggio dalla superficie sferica della Terra a quella piana del
foglio di carta: questo passaggio richiedeva un'elaborazione
geometrica, una proiezione. Già Tolomeo ne aveva ideata una, ma aveva rappresentato solo una porzione relativamente piccola dell'emisfero boreale; per di più i dati
erano così approssimativi che le sue carte non erano di
alcuna utilità per i navigatori. Questi ultimi si orientavano con i
portolani, carte nautiche in cui le rotte da un porto all'altro erano
rappresentate da intricati reticoli di linee rette, corrispondenti a quelle che nel mondo
tridimensionale sono linee curve chiamate
lossodromie. Finché si trattava di navigare nel
Mediterraneo, lo scarto fra la realtà e la sua rappresentazione
bidimensionale era minimo; ma se si tentava di tracciare le
lossodromie sulle vaste distanze oceaniche, la distorsione mandava le
navi fuori rotta. Si poneva dunque il problema di disegnare carte con
linee lossodromiche rette che tenessero conto della curvatura della
Terra, e la soluzione di Mercatore fu geniale nella sua semplicità: adottò una proiezione cilindrica, rettificando i
meridiani e i paralleli, e ottenne una proiezione conforme o
isogonica (che cioè conservava le relazioni angolari fra tutti i
punti della carta) anche se non equivalente (le dimensioni dei
continenti risultavano sempre più dilatate man mano che ci si
allontanava dall'equatore, e i poli erano irrappresentabili dal
momento che nella realtà i meridiani sono convergenti, mentre nella
carta sono paralleli). L'inestimabile vantaggio della conformità era
la possibilità di tracciare una linea retta sulla superficie della
carta e, mantenendo un angolo azimutale costante, arrivare
esattamente a destinazione; se è vero che le grandezze erano
falsate, è anche vero che nell'epoca della navigazione a vela
conoscere la direzione esatta tra due punti era
molto più importante che visualizzarne correttamente la distanza
(anche perché i tempi della traversata oceanica erano determinati da
svariati fattori contingenti).
domenica 17 giugno 2018
I grandi flussi migratori (secoli XVI-XVIII)
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| Principali trasferimenti di popolazione (1500-1800) |
Data l'assenza di statistiche precise e la variabilità delle stime proposte dagli storici (ad esempio, per quanto riguarda la popolazione delle Americhe alla vigilia della conquista europea - e dunque l'entità della catastrofe demografica che ne seguì - i numeri oscillano tra i 40 e gli 80 milioni), le cifre qui proposte sono puramente indicative e servono più che altro a dare un'idea dell'ordine di grandezza.
Per valutare l'incidenza dei fenomeni qui rappresentati, è bene tenere presente il quadro demografico (anch'esso ovviamente approssimativo) in cui si verificano: nel periodo preso in esame, tra la conquista europea dell'America e l'epoca delle guerre napoleoniche, la popolazione
- dell'Europa occidentale passa da 57 a 133 milioni
- delle Americhe passa da 21 a 33 milioni
- dell'Africa passa da 47 a 74 milioni
- del mondo passa da 438 a 1.272 milioni.
Riferimenti bibliografici:
- M. Livi Bacci, In cammino. Breve storia delle migrazioni, Il Mulino 2010
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