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lunedì 16 settembre 2019

Israele e Palestina (1947-2018)

Il piano ONU per la spartizione e la nascita dello Stato di Israele

Massima estensione dello Stato di Israele in seguito alla guerra dei sei giorni

Israele e i territori palestinesi nel 2018
Fonti:

venerdì 16 agosto 2019

L'età delle crociate

L'Europa e il Mediterraneo al tempo della prima crociata (1096-1099)

L'Europa e il Mediterraneo dopo le crociate (confini intorno al 1330)

martedì 18 settembre 2018

L'età delle crociate


L'Europa e il Mediterraneo tra il 1099 e il 1330
I principati latino-orientali

martedì 19 giugno 2018

I grandi flussi migratori (1800-1940)

Principali trasferimenti di popolazione e catastrofi demografiche
tra il periodo napoleonico e lo scoppio della seconda guerra mondiale.
I confini rappresentati sono quelli del 1914.
«L'esperienza europea del lungo Ottocento aiuta anche a combattere un pericoloso luogo comune, e cioè che – nei paesi poveri – sia l'assenza di sviluppo la causa dell'emigrazione e che, sostenendo quello, si attenui la pressione di questa. Questo punto di vista male interpreta la natura del processo di sviluppo che è (quasi sempre) distruttivo e destabilizzatore della società rurale e che nel breve e nel medio termine acuisce le pressioni migratorie piuttosto che ridurle.
Nelle economie agricole, il prodotto è determinato non dai mercati ma dalle dimensioni e dalla composizione delle famiglie, e le relazioni economiche e sociali si fondano su ipotesi di stabilità e continuità. Lo sviluppo economico inevitabilmente distrugge questa stabilità dei sistemi economici e sociali attraverso tre processi che si rinforzano mutuamente: la sostituzione del capitale al lavoro, la privatizzazione e il consolidamento delle proprietà agricole, la creazione di mercati. La distruzione dell'economia contadina crea una fondo di persone dislocate socialmente ed economicamente con legami indeboliti con la terra, la comunità e le tradizioni. Questi contadini dislocati sono il serbatoio per le migrazioni interne e internazionali.
Ricordiamocene per oggi, e per domani. Una prima fase dello sviluppo dei paesi africani più poveri sta provocando squilibri simili a quelli che avvennero nel mondo rurale europeo, generando condizioni ed aspettative favorevoli all'emigrazione» (Massimo Livi Bacci, In cammino, pp. 68-69).

Riferimenti bibliografici:
  • M. Colucci, M. Sanfilippo, Le migrazioni. Un'introduzione storica, Carocci 2009
  • M. Livi Bacci, In cammino. Breve storia delle migrazioni, Il Mulino 2010
Max Galka, All the World's Immigration Visualized in 1 Map
Cesare Grazioli, I numeri che fanno la storia (ma non a scuola)
Bruno Paradisi e Otto von Frisch, Migrazioni umane


domenica 17 giugno 2018

I grandi flussi migratori (secoli XVI-XVIII)

Principali trasferimenti di popolazione (1500-1800)
Data l'assenza di statistiche precise e la variabilità delle stime proposte dagli storici (ad esempio, per quanto riguarda la popolazione delle Americhe alla vigilia della conquista europea - e dunque l'entità della catastrofe demografica che ne seguì - i numeri oscillano tra i 40 e gli 80 milioni), le cifre qui proposte sono puramente indicative e servono più che altro a dare un'idea dell'ordine di grandezza.
Per valutare l'incidenza dei fenomeni qui rappresentati, è bene tenere presente il quadro demografico (anch'esso ovviamente approssimativo) in cui si verificano: nel periodo preso in esame, tra la conquista europea dell'America e l'epoca delle guerre napoleoniche, la popolazione
- dell'Europa occidentale passa da 57 a 133 milioni
- delle Americhe passa da 21 a 33 milioni
- dell'Africa passa da 47 a 74 milioni
- del mondo passa da 438 a 1.272 milioni.

Riferimenti bibliografici:

  • M. Livi Bacci, In cammino. Breve storia delle migrazioni, Il Mulino 2010